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Privacy: Gmail diventa più sicuro

Il servizio di posta elettronica più utilizzato del mondo, Gmail, ha deciso di incrementare le misure di sicurezza per i propri utenti. In questi mesi si parla molto di sicurezza virtuale, privacy e diritti degli utenti: Gmail è un servizio molto usato, ma presenta delle falle in materia di sicurezza che non sono trascurabili.

Adesso però il servizio mail di Google si sta dando da fare per ripararle. Già nel 2012 era stato introdotto il servizio che informava gli utenti in caso di presenza di minacce per la privacy. Adesso in caso di minaccia, l’utente riceverà un banner di dimensioni notevoli, che non potrà ignorare, e che lo avverte della presenza di un pericolo per la sua sicurezza o per i suoi dati: ad esempio, se clicca un link pericoloso, corrotto o che rimanda a siti infetti. Così gli utenti potranno decidere, sotto la loro responsabilità, se proseguire o meno nella navigazione.

I servizi di posta elettronica devono essere molto sicuri, dato che gli utenti condividono spesso e volentieri informazioni e dati personali, dati sensibili, come quelli finanziari, e password. Per questo motivo non bisogna mai abbassare la guardia circa l’importanza della predisposizione di un sistema di sicurezza avanzato e completo.

Avira AppLocker+: maggiore sicurezza per i dispositivi Android

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Avira AppLock+ è una nuova app che è possibile scaricare sia nella versione gratuita, che in quella premium a pagamento, attraverso il proprio Google Play Store, dai dispositivi Android. Come è facilmente intuibile dal nome, si tratta di un’applicazione rilasciata da uno dei più famosi antivirus in circolazione, il quale ha deciso di venire incontro alla sicurezza dei sistemi Android, con la diffusione di un software che permette di gestire le proprie app al meglio, scegliendo quando e come usarle, anche da remoto.

Un maggiore controllo sull’educazione dei propri figli grazie a una semplice app

Avira AppLock+ è ideale per proteggersi da hacker che tentano di accedere ai nostri dati personali, ma, come spiegato dal responsabile Andrei Petrus, può tornare utile anche ai genitori che vogliono mantenere un certo controllo sui propri figli anche quando non possono farlo di persona. Infatti, grazie a questa applicazione Android, è possibile stabilire dei luoghi e degli orari in cui bloccare o permettere l’accesso alle app del dispositivo. Il tutto viene fatto in remoto, quindi, le madri o i padri apprensivi, possono bloccare l’accesso ad alcune app dal proprio computer durante l’orario scolastico del proprio bambino o in qualunque altra situazione risulti loro inopportuno l’utilizzo del cellulare.

Più sicurezza per tutti i dispositivi Android con Avira AppLock+

La comodità di gestire il tutto tramite il proprio computer risulta indispensabile per poter sfruttare appieno le potenzialità di Avira AppLock+ e, in un mondo così altamente tecnologico e dove la maggior parte dei bambini possiede uno smartphone, anche i genitori potranno tirare un sospiro di sollievo e concentrarsi maggiormente sull’educazione dei propri figli.

Ovviamente, risulta palese come questa app possa essere sfruttata anche per assicurarsi una certa privacy ovunque ci troviamo. Grazie ad Avira AppLock+ è possibile scegliere cosa condividere e cosa e cosa no, gestendo ogni singola applicazione e bloccandone l’accesso in alcuni luoghi e a certi orari. Un controllo a 360° del proprio dispositivo.

AceDeceiver, malware iOS che ruba dati grazie a un’app

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AceDeceiver è il nome di un nuovo malware iOS, proveniente dalla Cina, il Paese più infettato al momento, che è in grado di rubare i nostri dati e installare una serie di app malevoli nell’iPhone o nell’iPad, ingannando l’utente che, senza volerlo, invierà i codici di autorizzazione necessari, sfruttati per prendere il possesso del sistema. Il tutto avviene servendosi di una mancanza dei telefoni Apple, compresi quelli senza jailbreak, che possono rimanere ugualmente vittime del virus.

Il malware iOS attacca la Cina e sfrutta un bug del FairPlay

Il nuovo malware iOS sfrutta un PC esterno per poter compiere il suo atto criminale. In pratica, questo agisce su dei bug presenti nel FairPlay, ovvero il sistema di DRM, e usa una tecnica comunemente definita come “man-in-the-middle”. Si tratta di un metodo che era già stato adoperato in passato, usando il medesimo processo di AceDeceiver, che, ora, l’ha riproposto.

Il malware iOS è stato scoperto da Palo Alto Networks e sembrerebbe che, per il momento, abbia infettato solo gli smartphone cinesi, quindi gli europei possono ritenersi, almeno in parte, al sicuro. Oltre a questo, per incorrere nel virus bisogna installare uno specifico software sul proprio computer e installare le relative app. Quindi, nonostante la Apple non abbia ancora provveduto a risolvere il bug nelle versioni precedenti di iPhone e iPad, è difficile venire colpiti da questo particolare malware iOS.

State alla larga da Aisi Helper

In pratica, come sappiamo, gli utenti Apple sono in grado di installare le app anche dal proprio computer, servendosi di iTunes. Perché lo scaricamento abbia successo, è necessario inserire un codice di autorizzazione che viene richiesto al dispositivo. Il problema è che gli hacker hanno diffuso un programma che si chiama “Aisi Helper”, il quale ha le stesse funzionalità di iTunes, permettendo di gestire le applicazioni del proprio telefono o tablet. Se un utente si serve di questo software per scaricare o acquistare delle app contraffatte, inserite specificatamente nell’App Store, Aisi Helper intercetta il codice di sicurezza, inviando dei malware all’interno del dispositivo. Quindi, l’unico modo per evitarlo, è utilizzare esclusivamente iTunes per gestire le proprie app.

Google non rispetta il diritto all’oblio: multato in Francia

La CNIL, un’organizzazione francese che si occupa della privacy e della garanzia dei diritti delle persone, ha fatto multare Google dal giudice per non aver fatto rispettare il diritto all’oblio al di fuori dei confini europei. Da qualche anno, Google permette ad ogni utente di fare domanda perché vengano rimosse dalle pagine di ricerca tutte le informazioni ed i riferimenti su di essi che non paiono appropriati o che violino la privacy.

L’iniziativa di Google ha avuto grande successo, e fino ad ora sono state accettate almeno 400mila richieste. Ma Google non aveva mai deciso di far valere quello che viene chiamato “diritto all’oblio” anche al di fuori dei confini dell’Europa: per cui, chi riusciva a far cancellare i propri riferimenti dal motore di ricerca più famoso del mondo, non poteva pretendere di non essere rintracciato sulle pagine Google statunitensi, russe e via dicendo. Un grande limite che l’autorità giudiziaria francese ha riconosciuto, ed ha multato Google di 100mila euro (cifra simbolica per l’organizzazione).

Ma Big G sembra non averla presa molto bene e ha già annunciato che farà ricorso contro la decisione del giudice. Sembra che il motore di ricerca più usato al mondo non voglia proprio rivedere le proprie posizioni sulla controversa materia del diritto all’oblio, nonostante abbia contro molti utenti e giudici.

Tutta la tecnologia dell’ISIS

L’ISIS utilizza tecnologie avanzate, alcune all’avanguardia, per i suoi scopi mortiferi. D’altronde, è ben noto che proprio per mezzo di social newtork e di YouTube l’organizzazione islamista e terrorista proclama le sue intenzioni, ingaggia i combattenti e terrorizza il mondo. Gli esperti del settore hanno tracciato una mappa delle tecnologie usate dall’ISIS nella sua follia omicida.

Per cominciare, telefoni smartphone, usati per attivare le bombe e per comunicare. Un Samsung bianco era il telefono trovato in un cestino dello sporco dopo gli attentati al Bataclan: conteneva la cronologia di ricerca sul concerto, foto della planimetria della sala. Nessuna e-mail e nessuna chat, però, a tradire i terroristi. Probabilmente hanno usato dispositivi di crittografia per nascondere le loro chat. Inoltre al Bataclan uno dei terroristi ha utilizzato un notebook sul quale comparivano lunghe serie di file, come i codici di un programma: si trattava di un programma di crittografia? Non si sa.

Quello che si sa è che i terroristi si sono evoluti, che utilizzano tecnologie in grado di schermare i messaggi omicidi per non essere intercettati, che riescono a nascondersi sempre meglio dalle forze dell’ordine e che utilizzano Facebook e Twitter per diffondere il terrore ed adescare nuovi adepti.

Gmail aggiorna sistema di sicurezza, avviso in caso di malware governativi

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Google, il motore di ricerca più famoso al mondo, ha deciso di aggiornare i sistemi di sicurezza relativi alla propria casella e-mail. Ora, Gmail ti avvisa in caso qualche ente governativo stia tentando di accedere al tuo account, ingannandoti per ottenerne la password. Si tratta di fenomeni malware o spyware che, di solito, colpiscono maggiormente persone pubbliche come politici, giornalisti e attivisti. In ogni caso, anche se tu non appartieni a una di queste categorie, non devi più aver paura di essere spiato dal Governo, perché la tua casella di posta ti avviserà prima che questo abbia potuto avere accesso ai tuoi dati.

D’ora in poi, la nostra privacy Gmail sarà al sicuro da qualunque malware di Stato

Inizialmente, e cioè dal 2012, Google aveva già eseguito questo tipo di sistema per la Cina e l’Iran. Ora, però, in occasione del Safer internet Day, tenutosi il mese scorso, la multinazionale virtuale ha deciso di migliorare i propri sistemi di sicurezza per quanto riguarda i malware di Stato. Nel caso in cui Gmail rilevasse delle irregolarità in un particolare utente, esso avviserà immediatamente il destinatario, mettendolo a conoscenza del potenziale pericolo che sta correndo.

Tutto ciò avviene in caso di uno scambio di messaggi con account non abilitati alla crittografia, con la comparsa di un’icona d’avviso, e nel caso in cui si riceva un e-mail che non può essere identificata, con la comparsa di un messaggio. Il segnale inviato da Gmail avverte esplicitamente che degli aggressori sostenuti dal Governo potrebbero star tentando di rubare la propria password. Un avviso utile, che ci fa sentire più tranquilli del fatto che siamo protetti da un sistema di sicurezza di una certa potenza, che, in modo molto educato, ci avvisa se qualcuno sta cercando di incastrarci.

Ora, potremo tutti stare più tranquilli, con la certezza che la nostra privacy difficilmente entrerà in possesso di qualche hacker governativo e usata contro di noi.

HummingBad, malware Android che ruba informazioni

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È da poco stato scoperto un nuovo malware Android che attacca, come avete potuto intuire, i dispositivi mobile comandati dal sistema operativo in oggetto. Il suo nome è HummingBad ed è in circolazione da circa un paio di mesi anche in Italia, dove la sua minaccia è stata registrata con una presenza del 14% in più nello scorso mese, mettendo il nostro Paese ulteriormente in allerta. Ma in cosa consiste questo nuovo e terrificante virus? E, soprattutto, come si presenta? Vediamolo di seguito.

Italia uno dei Paesi presi di mira dal malware Android, privacy a rischio

Il malware Android HummingBad è stato creato per rubare informazioni e dati personali dal telefono cellulare caduto vittima del virus. Nulla di nuovo, dal momento che la maggior parte di questi sistemi sono progettati da hacker intenti a impossessarsi della privacy altri o mettere fuori uso uno specifico sistema. Cambia, in particolare, il modo in cui viene fatto. HummingBad si presenta con dei rootkit (software con l’unico scopo di impossessarsi del sistema), app con finalità tutt’altro che innocue, installazione di key-logger, riuscendo ad accedere a e-mail criptate, e altri metodi criminali simili a quelli citati.

Si tratta di un processo senza scrupoli, con l’unica finalità di sottrare dei dati personali, talvolta appartenenti a uno specifico target, invadendo la nostra privacy. Il malware Android è potuto essere scoperto dai ricercatori della società israeliana Check Point, la quale si occupa proprio della sicurezza in ambito tecnologico, proteggendo le aziende da attacchi hacker.

E, nell’ultimo periodo, è potuto venire fuori di come l’Italia sia diventata facile preda di questo malware, rappresentando il terzo Paese in Europa soggetto agli attacchi, preceduto solo da Serbia e Romania. L’ultima percentuale registrata era del +14%, rappresentando il livello di minacce subite da HummingBad. Invece, rientrando in un target più elevato, ovvero quello mondiale, il nostro Paese è stato registrato al 35esimo posto. Ovviamente, si tratta di numeri su cui non è possibile tirare un sospiro di sollievo, dove i nostri smartphone Android rimangono i più a rischio.

Arriva il maggiordomo della domotica progettato da Google

Il riconoscimento vocale è diventato troppo mainstream, ce l’hanno tutti. Adesso è ora, per Google, di pensare a qualcosa di più straordinario, che colpisca nel segno, e magari che sia anche utile. Stiamo parlando di un dispositivo di domotica che Big G potrebbe essere sul punto di progettare: un hub che riesce ad eseguire i comandi impartiti dalla voce del padrone.

Una piccola rivoluzione, che potrebbe portare ad un risultato simile a quello di Amazon Echo, un cilindro che è dotato di speaker e microfoni e che riconosce la voce (ma non solo quella del padrone, e per questo è stato “bocciato”). Non si sa nulla di preciso su come sarà il maggiordomo da salotto ideato da Google, almeno per ora. Neppure il nome, neanche il prezzo, o qualche vaga indicazione circa la data nel quale verrà messo in commercio. Per ora nulla di preciso e di specifico.

Si attendono ulteriori delucidazioni da Google stesso a riguardo: come sarà il nuovo robot? Che potenziamenti lo distingueranno da Amazon Echo? Magari sarà in grado di distinguere la voce del padrone da quella delle altre persone, oppure no? Siamo tutti curiosi di sapere qualche indiscrezione in più circa il nuovo robottino di Google. Stay tuned!

Non ricordi il nome di quel film? C’è un motore di ricerca apposta

L’hanno inventato, finalmente. Inutile nasconderlo, Google non era abbastanza per riuscire a trovare il film che cerchiamo quando ci sfugge il titolo. Non c’è nulla da fare, attacchi di nervosismo, i nomi degli attori, ma niente, il titolo non compare. Allora si possono scrivere tutte le altre cose che ci ricordiamo, una frase o battuta famosa, ed ecco comparire presumibilmente il film che stavamo cercando.

Il motore di ricerca pensato per le pellicole delle quali non ricordiamo il titolo è stato inventato in Finlandia ed ha un nome eloquente: Whatismymovie.com. Si tratta del primo motore di ricerca per film improntato su un metodo descrittivo. Creato dalla start-up Valossa, specializzata in intelligenza artificiale, Whatismymovie.come ha ricevuto almeno 650mila euro di investimenti per poter partire. Non solo: si può anche utilizzare la ricerca vocale. Al termine della ricerca, potete scegliere di guardare il film (cliccando sul tasto Watch Now; se però il film è uscito da poco il link rimanda alla pagina Amazon) e poi dovete dare una recensione (anzi, cliccare sul bottone “good match”, buon collegamento, o “bad match”, cattivo collegamento).

Basta film dimenticati, Whatismymovie.com è proprio il motore di ricerca che mancava. Per ora è disponibile in inglese, in attesa di future traduzioni.

Ritorna Stagefright: il virus Android è ancora più minaccioso

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Stagefright è un exploit che aveva terrorizzato la comunità Android nel 2015 e, dopo aver fatto il possibile per trovare una soluzione che risolvesse il problema, la minaccia si fa viva con un aspetto ancora più pericoloso del precedente. Ora è in grado di rubare ogni singolo dato presente nello smartphone e mettere fuori uso il sistema, il tutto in una semplice mossa.

Stagefright in un nuovo nome e più pericoloso di prima: attenzione alle versioni KitKat e Jelly Bean o precedenti

Stagefright cambia nome e diventa Metaphor, trasformandosi in una minaccia ancora più grande della precedente. Se, prima, questo non era totalmente in grado di impossessarsi del telefoni e sfruttare un’intenzione criminale, ora, la nuova versione 2.0, è in grado di leggere i dati personali nascosti nel proprio telefono in pochissimo tempo.

Il problema è che circa il 56% è a rischio di questa minaccia e ad essere al sicuro sono solo i sistemi Android di ultima generazione. Infatti, l’exploid Metaphor può avere accesso fino alla versione Lollipop, mentre quelle inferiori potrebbero rimanerne tranquillamente affette in qualunque momento. Si ritengono, però, al sicuro anche quelli che presentano gli aggiornamenti di sicurezza Google dal 2015.

Assorbe i tuoi dati e compromette il sistema in 20 secondi

A scoprire la procedura utilizzata da Stagefright è la società israeliana Northbit, la quale l’ha descritta in un documento. Questo procedimento che potrebbe infettare i vostri telefoni funziona attraverso diverse fasi. Nella prima gli hacker si assicurano di poter accedere al sistema, analizzando il livello di sicurezza dello stesso. Successivamente, si dà il via alla vera operazione, inviando un file che porta a visitare un video Mpeg-4 su un sito web, impossessandosi, in appena 20 secondi, dei dati del dispositivo, che vengono inviati a quello dell’hacker. Infine, vengono inviati altri due video per raccogliere gli ultimi dati e compromettere definitivamente il sistema del vostro telefono.

Per il momento, non sono ancora state registrate delle segnalazioni, tuttavia, ricordiamo che più del 50% dei cellulari è a rischio, poiché rappresenta una categoria con versioni precedenti a Lollipop, quali KitKat e Jelly Bean.