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USB Thief: ruba informazioni senza lasciare traccia

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È stato scoperto da alcuni ricercatori di sicurezza un nuovo tipo di malware molto diverso da precedenti, poiché è in grado di rubare le informazioni contenute nel PC senza che il proprietario, né tantomeno gli antivirus, si accorgano della sua presenza. Si chiama USB Thief e può agire incontrollato, copiando i dati personali del sistema semplicemente inserendo una chiavetta. Da qui deriva il suo nome, trattandosi di un ladro che agisce, indisturbato, per mezzo di chiavette USB.

Il nuovo malware agisce solo in casi mirati e con l’esecuzione di alcuni programmi

Non dovrebbe rappresentare un pericolo per la maggior parte delle persone, poiché sembrerebbe che il malware sia stato progettato per azioni mirate. Infatti, secondo il suo funzionamento, USB Thief si basa esclusivamente su uno specifico drive, creando una serie di nomi di file relativi a un particolare ID. Per questo motivo, il malware non entrerà in funzione se associato a un drive diverso da quello originale.

Questo spiega che la società che l’ha creato ha voluto pensare ad azioni finalizzate e, per il momento, sono stati colpiti solo complessi africani e dell’America latina. Inoltre, questa è la principale differenza rispetto a malware simili nati in passato con lo scopo di infettare una rete.

Un’altra particolarità è che non si attiva tramite auto-esecuzione o sfruttando le vulnerabilità del sistema, ma, anzi, si basa su drive USB e applicazioni quali Firefox, NotePad++ e TrueCrypt. In poche parole, il malware si attiva solo in contemporanea all’esecuzione di tali programmi.

USB Thief totalmente invisibile e potrebbe assumere finalità criminali

Anche Tomáš Gardoň, analista di sicurezza della società Eset, ha spiegato le grandi potenzialità di USB Thief, dal momento che si tratta di un sistema totalmente invisibile e che impedisce di far scoprire all’utente di esserne rimasto vittima. Inoltre, questo potrebbe essere facilmente usato anche per azioni criminali.

Sembrerebbe che gli unici antivirus in grado di contrastarlo siano quelli Kaspersky Labs e G Data, dal momento che USB Thief non entra in esecuzione in caso di rivelazione di uno di questi software.

Per sbloccare l’iPhone l’FBI utilizza il Nand Mirroring

Dopo giorni di incertezza e di attesa, adesso ci è finalmente dato sapere quale sarà la tecnica che l’FBI utilizzerà per sbloccare l’iPhone dell’attentatore di San Bernardino senza l’aiuto della Apple. Si chiama Nand Mirroring, ed è un processo difficile e complesso, a tal punto che si presume sia stato un hacker (o più hacker) assai esperti a proporlo all’FBI. Ma come funziona la tecnica del Nand Mirroring?

Innanzitutto i tecnici aprono l’iPhone. Devono quindi dissaldare un chip partendo dalla scheda madre dello smarthpone. Una volta dissaldato il chip devono copiarlo, produrne uno esattamente identico, proprio come si farebbe copiando un CD, ma utilizzando un supporto apposito. Dopo averlo fatto, possono quindi inserire la copia e tentare per ogni chip di indovinare il pin (che può essere di quattro o di sei cifre). Dopo 10 tentativi sbagliati, l’iPhone si blocca.

Ogni volta che si inserisce il chip, è necessario riavviare l’iPhone. E per indovinare la password, ci potrebbe volere tempo: un pin a quattro cifre, per essere indovinato richiede migliaia di tentativi, quello a sei cifre almeno 100mila tentativi. E quindi il procedimento potrebbe risultare più lento e complesso del previsto. Ora non resta che vedere se il nand mirroring porterà ai risultati sperati, come l’FBI ardentemente crede, oppure se si dovrà gettare la spugna una volta per tutte.

Risparmiare sul carburante? Ecco come fare

Il carburante in Italia continua a costare davvero tanto. Ecco perché è utile conoscere qualche dritta per risparmiare su questa voce che incide così tanto sul bilancio familiare. Innanzitutto bisognerebbe guidare schiacciando di meno sull’acceleratore. Un altro consiglio abbastanza diffuso è quello di guidare in maniera costante, senza troppe accelerazioni brusche seguite da frenate continue.

Ognuno di noi sa che il peso del carico influisce sul consumo: ogni singolo kg in più vi farà consumare più carburante. Meglio togliere dal tettuccio un portapacchi non utilizzato. Inoltre i finestrini: meglio l’aria condizionata, i finestrini aperti influiscono sulla velocità ed anche sui consumi (sono tutte questioni di aerodinamica), tenetele presenti anche quando viaggiate in autostrada.

Certo, meglio stare attenti anche all’aria condizionata: così come luci e autoradio, contribuiscono a consumare di più. La pressione delle gomme incide notevolmente sul consumo dell’automobile, anche del 10%. Per evitare sprechi controllate che siano sempre belle gonfie e che non abbiano perso pressione nel corso del tempo. Connesso a questo punto quello del controllo della vettura: fare la revisione quando serve aiuta a mantenere in buona salute l’auto, e a sapere se c’è qualcosa che non va dal punto di vista dei consumi, delle gomme, e via dicendo.

Arriva la serie TV Apple… sulle app

Apple ha deciso di fare in grande, e tiene il piede in tante scarpe. E così la società di Cupertino vuole fare anche uno show originale tutto suo che avrà a tema proprio lo sviluppo delle app. Un’idea molto particolare, annunciata ufficialmente da Eddy Cue nel corso di un’intervista al New York Times.

La società della mela starebbe lavorando su una serie TV, e non da sola, bensì con due big della TV statunitense; parliamo di Howard Owens e Ben Silverman. Quest’ultimo ha anche curato come produttore “Marco Polo” di Netflix ed ha approvato l’idea di Apple. Cue ha voluto però mettere i puntini sulle i: Apple lavorerà a questa serie, ma non per questo ci saranno necessariamente altre serie simili.

Insomma, Apple non intende sfidare Netlfix (o almeno non ancora). E in quanto a dettagli, si sa poco nulla su come sarà strutturata la nuova serie Apple sulle app. Infatti Cue e le persone coinvolte non hanno voluto parlare né delle modalità di finanziamento, né dell’uscita, e neppure della lunghezza degli episodi. Top secret o ci sono ancora molte cose da sistemare? Per ora nulla di sicuro, forse Apple vuole solamente mantenere un po’ sulle spine i suoi fan, in attesa della fantomatica prima serie TV dell’azienda.

Snapchat vuole che Facebook compri Bitmoji

Snapchat vuole che Facebook acquisti, per la modica cifra di 100 milioni di dollari, l’azienda Bitstrips, che ha creato un app con la quale si possono produrre degli emoticon particolari, denominati Bitmoji. Snapchat vuole che Facebook si doti di questa nuova funzionalità: Bitmoji permette infatti di creare dei piccoli avatar da inserire in tastiera, per poterli immettere dallo smartphone nel corso della conversazione. Degli emoticon personalizzati, insomma, che potrebbero piacere molto a Facebook.

E tutto questo a qualche settimana dal lancio del nuovo servizio Facebook, Reactions, le particolari emoticon con gli umori che accompagnano il più classico Like. Bitmoji è in circolazione dall’ottobre del 2014 ed è piaciuta molto ai giovani. E ora Facebook potrebbe comprarla. Intanto ricordiamo qualche chicca della rapporto fra Snapchat ed il più famoso social del mondo: Facebook si era proposto di acquistare Snapchat, questa particolare app nella quale i messaggi si cancellano qualche secondo dopo essere stati visualizzati, ma uno dei creatori rifiutò.

In quel momento Zuckerberg aveva offerto tre miliardi di dollari. Chissà quanti dovrebbe tirarne fuori adesso per acquistare Snapchat, che fra i giovani sta letteralmente spopolando. Ma attendiamo di vedere come reagirà il colosso dei social network nei confronti di Bitmoji: lo acquisterà oppure no?

Sbagliare a digitare un indirizzo può essere causa di malware

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C’è una nuova truffa in giro per il web, che può comportare il danneggiamento del proprio computer, l’installazione di programmi o l’iscrizione a siti non voluti. Si tratta di malware che possono insidiarsi in una categoria particolare di siti web: quelli scritti male. Esatto, ora, sbagliare a digitare un indirizzo non si tratta più di un semplice errore che può essere risolto aggiungendo o rimuovendo una lettera superflua, ma, per i meno esperti, può comportare conseguenze più gravi per il vostro computer o per la vostra e-mail e il vostro cellulare – per non parlare del numero di carta di credito –, nel caso di inserimento di dati personali.

Attenti all’estensione .om

Già una volta era possibile incappare in truffe sbagliando a digitare una lettera, ma, ora, sembra che la parte più quotata dagli hacker sia l’estensione del sito web. Il dominio preferito, nel quale installare dei malware, sembrerebbe essere “.om” (dell’Oman), poiché, nel digitare .com non è così difficile dimenticarsi della prima lettera, soprattutto se si sta scrivendo di corsa.

Infatti, sembra sia stato analizzato un boom di registrazioni per il Paese del Medio-Oriente, tutte effettuate da hacker che rimandano volutamente gli utenti a pagine ricoperte da malware sotto forma di pubblicità. Alcuni potrebbero essere la fotocopia della pagina originale, ingannando, così, anche i più esperti.

Per porre rimedio al problema che vede i malintenzionati acquistare un sito web con il link quasi del tutto simile all’originale per ingannare gli utenti, Google ha già provveduto ad acquisire degli indirizzi simili, come googel.com o gooogle.com. Su internet è, invece, reperibile la lista dei siti che sono stati falsificati, registrandoli con l’estensione .om. Alcuni di questi sono Amazon, Yelp e Netflix.

I criminali si affidano ai portali più popolari, perciò prestate sempre attenzione quando digitate un indirizzo nella barra del vostro browser, questo è l’unico modo per evitare di diventare vittime di succubi malware.

Aggiornamento Java necessario per evitare exploit

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Si rende necessario un aggiornamento Java a causa di un errore passato, risalente alla versione 2013 di Java Standard Edition, per il quale gli utenti che hanno attivo il plugin sul proprio browser rischiano di rimanere vittime delle vulnerabilità del codice. L’associazione Security Explorations avrebbe, infatti, rilevato il suddetto errore, pubblicandone la segnalazione con conseguenti provvedimenti da parte dei maggiori browser, che, fino a quel momento, usufruivano della versione danneggiata di Java. Ma cosa può capitare a chi, ancora, non ha effettuato l’aggiornamento alla versione più recente?

Il rischio maggiore è quello di imbattersi in malware, che sfruttano il codice Java per presentarsi nelle pagine web degli utenti. In pratica, invece di visualizzare i contenuti, potreste rischiare che il vostro browser venga assalito da un codice maligno in grado di compromettere il vostro computer.

Per evitare il problema, alcuni di loro si sono già muniti di rimedi per evitare il software, risolvendo il problema alla radice ed eliminando direttamente il supporto ai plugin NPAPI. Una soluzione estrema, ma che si è resa necessaria per evitare agli utenti spiacevoli conseguenze inaspettate. Per esempio, Google e Firefox sono due di quelli che hanno deciso di abbandonare il supporto, mentre per Edge non c’è la possibilità di installare dei plugin.

Il rilascio ufficiale dell’aggiornamento Java per porre fine ai malware

Già quando era saltata fuori la questione nel 2013, era stata diffusa una patch che aveva risolto solo in minima parte il problema. Di recente è stato rilasciato l’aggiornamento Java definitivo, che, Oracle, afferma metterà, finalmente, fine al problema. Gli utenti che fanno uso di Java sono, pertanto, sollecitati a installare la versione 77, quindi la nona, sostituendo Java SE 8; mentre per chi fosse in possesso di versioni precedenti, potrà ottenere l’aggiornamento solo in caso di un contratto con supporto esteso.

Se sapete di avere il plugin attivo sul vostro browser, vi conviene, quindi, rimuoverlo il prima possibile attraverso l’aggiornamento Java.

Chiudere le app in multitasking? ecco perché non è un’ottima idea

Solitamente, quando si hanno aperte troppe app, siamo abituati a cancellarle tutte in un colpo solo. Ci sembra il modo migliore di eliminare troppe app aperte che ci rallentano lo smartphone. Eppure la chiusura di app in multitasking produce proprio l’effetto contrario.

Hiroshi Lockheimer, ingegnere di Android, ha spiegato infatti che sarebbe più utile lasciare tutte le applicazioni aperte in memoria piuttosto che forzarne l’apertura complessiva. Si tratta di un passo contrario rispetto alla credenza che chiudendole tutte assieme si possa risparmiare batteria. Infatti bisogna considerare che i meccanismi che controllano il funzionamento delle varie applicazioni sono tutti differenti.

Quando si vogliono chiudere le app tutte assieme, insomma, si richiede un grande sforzo di energia al nostro smartphone, al quale tocca ripescare dalla memoria dello smartphone tutte le app che si intendono chiudere. Proprio per questo la chiusura multitasking non è funzionale al recupero dell’energia, anzi. Quindi d’ora in poi chiudete le applicazioni man mano, se volete tenere a mano la batteria del vostro smartphone.

Infatti il quantitativo di RAM che si libera in questo modo non equivale certo all’energia che si risparmia. Meglio lasciare le applicazioni in memoria, è molto più utile e richiede meno sforzi al device.

Utilizzate lo smartphone mentre camminate? Rischiate tutti questi incidenti

 

Smart-zombie. Con questo neologismo si indicano tutte le persone abituate ad utilizzare costantemente il cellulare anche mentre camminano per strada. Non stiamo parlando di chi guardi di sfuggita l’ora o risponda ad una chiamata mentre si trova sul marciapiede, ma di chi messaggia su WhatsApp, controlla le notifiche Facebook o aggiorna Instagram mentre si trova per strada, fra macchine, pedoni, biciclette e così via.

Una gran cattiva abitudine, pericolosa per sé e per gli altri. E non si tratta di morale: le statistiche parlano chiaro, si è avuto un aumento del 35% degli incidenti in strada dovuti alla distrazione dei pedoni. E parliamo specialmente di distrazione a causa di smartphone e via dicendo.

C’è bisogno di più contatto con la realtà virtuale, per evitare incidenti banali o anche seri, derivanti proprio dalla dipendenza dallo smartphone.

Nel New Jersey si è deciso di passare alle maniere forti per contrastare il fenomeno: multe dai 50 dollari alle due settimane di galera per chi usa lo smartphone senza guardare dove va in strada. Il rischio di essere investiti o fare male ad altri c’è, concreto e reale. E l’unico modo per fermare gli smart-zombie è multarli… e magari lasciarli in prigione senza il loro smartphone.

Le e-mail? Le vogliamo più sicure. L’intesa dei big

I colossi dell’hi-tech sono intenzionati a rafforzare la sicurezza sulle mail. In un periodo nel quale si parla davvero tanto di tecnologia e privacy, di sicurezza in rete e di tutela degli utenti, è stato elaborato un protocollo nuovo da parte di ingegneri di Yahoo, Microsoft, Google ed altri big della tecnologia. Si chiama SMTP, acronimo che sta per Strict Transport Security. Il protocollo permette di ridefinire le regole della privacy online, specie della posta elettronica, e di codificare le email. Si tratta di un protocollo ancora sotto forma di bozza, che può essere migliorato ulteriormente.

L’SMTP serve sostanzialmente per inviare e-mail in sicurezza, senza che il traffico possa essere intercettato. In poche parole è un protocollo d’impegno per rendere più sicura la comunicazione online, per far sì che si dispongano norme per evitare l’intercettazione di comunicazioni di posta elettronica da parte di hacker. Questo sistema risolve problemi da tempo latenti nel settore della comunicazione via posta elettronica, ed impedisce che hacker ed estranei si intromettano nel mezzo di uno scambio di e-mail intercettandole.

Una mossa molto importante nel contesto delicato della sicurezza e privacy online, un sistema che supera molti errori, bug ed imperfezioni del passato per raggiungere lo scopo della massima protezione per chi comunica con le e-mail.