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Game Of Thrones, Winter is Coming: l’emozionante omaggio di Simon Beck

Chi conosce Il Trono di Spade e il carattere dei produttori di HBO sa perfettamente che nulla è fatto per passare inosservato. La prima di stagione di Game Of Thrones 6, fissata per il prossimo 24 aprile, continua a tenere i fan con il fiato sospeso, soprattutto dopo che l’emittente statunitense ha invocato lo stop al rilascio di anteprime e screener per addetti ai lavori.

I telespettatori si sono dovuti accontentare di teaser diabolici, volti a solleticare la curiosità dei più ma che nulla aggiungono alle già numerose notizie che sono circolate in rete negli ultimi mesi. È pur vero che le anteprime sono state piuttosto scarne, ma è altrettanto chiaro che HBO ha inteso seguire un fil rouge ben preciso, che certamente gravita attorno al destino del Nord.

A poche settimane dalla messa in onda della nuova serie, HBO ha ravvivato il fuoco dell’attesa con uno straordinario omaggio pubblicitario, affidato allo snow artist Simon Beck. Sulla scia dell’essenza degli ultimi teaser, lo spot ha richiamato l’attenzione sugli Stark, sul loro vessillo e sul loro motto.

L’opera, che vista dall’alto sembra quasi una statua di ghiaccio, nasce dal connubio tra l’estro artistico di Beck e una camminata di oltre 30 km compiuta tra giorno e notte, grazie alla quale l’artista ha potuto incidere sulla neve una gigantesca testa di metalupo e il celebre motto degli Stark: Winter is Coming (l’inverno sta arrivando).

L’attenzione e le aspettative su Game Of Thrones 6 continua a essere altissima. Sappiamo già che questa sarà la serie della resurrezione: chi tornerà a giocarsi una carta ambiziosa per conquistare il Trono di Spade?

https://www.youtube.com/watch?v=Q3j–WK7PAc

Virus che blocca il Mac e chiede un riscatto: come difendersi

Più temibile che mai, è arrivato anche un virus a far tremare tutti i possessori di Mac. La Apple, evidentemente, non è stata in grado di proteggere i suoi utenti dagli effetti di un nuovo virus, che è stato soprannominato KeRanger e che ha già prodotto dei danni su alcuni notebook della Apple. Questo tipo di virus, scoperto dalla Palo Alto Networks, agenzia di sicurezza, lascia di fronte agli utenti solamente una schermata che presenta tutte le modalità di pagamento per riscattare il pc e farlo tornare alle sue funzioni.

Inutile ora disquisire se il virus sia il prodotto della diffusione sempre maggiore dei Mac, che li rende quindi più appetibili ai delinquenti della rete, oppure se si sia verificata una falla nei sistemi di sicurezza dei prodotti Cupertino. Adesso è necessario scoprire come difendersi dal terribile KeRanger. Tutti coloro che possiedono un Mac possono rendersi conto di essere stati infettati per mezzo di un’operazione. Basta cercare il file General.rtf, che è il virus. Esso rimane dormiente per tre giorni e poi diventa attivo. Quando si esegue il virus, si sa che esso produce tre file: “.kernel_pid”, “.kernel_time” e “.kernel_complete”. Eliminare il virus è indispensabile per non cadere trappola della richiesta di riscatto.

Entrare nell’iPhone senza password? Ecco come, grazie al bug

Un bug pericoloso, che permette a sconosciuti ed estranei di entrare nell’iPhone altrui senza doversi autenticare. E questo è solo in parte positivo, se si pensa che capita a tutti di dimenticarsi la password. Grazie a Siri si può sbloccare il melafonino senza conoscere il codice, e senza dover mettere alcuna impronta digitale. Sembra impossibile poter entrare nello smartphone più sicuro e blindato al mondo, del quale tanto si osanna la sicurezza e l’impenetrabilità? Da oggi non lo è più, grazie a questo bug. Ma come si fa? Basta chiedere a Siri l’orario dell’orologio (ovviamente se si è il padrone dell’iPhone il telefono in questo momento riconoscerà l’impronta digitale e permetterà l’accesso: basta provare con un po’ di plastilina sul pollice pee verificare il metodo).

Basta poi cliccare in basso su Timer, quindi impostare l’opzione Allo Stop per cambiare una suoneria, schiacciare su Acquista più suonerie e poter quindi arrivare sullo schermo dello smartphone, quindi premere il tasto home e ci si ritrova nella home del dispositivo. Facile come bere un bicchiere d’acqua, inquietante però la facilità con la quale si può entrare nell’iPhone altrui. Si attendono i commenti del CEO della Apple, e soprattutto interventi concreti per garantire la sicurezza dei possessori.

SPID: tutto quello che c’è da sapere sull’identità digitale

Arriva SPID, il Pin unico per tutte le funzioni della Pubblica Amministrazione, pensato per facilitare la vita (e le ricerche) dei cittadini. Il sistema pubblico di identità digitale, sintetizzato nell’acronimo SPID, non è altro che una unica identità che va a sostituire tutte quelle precedenti utilizzate dai cittadini nel web, per entrare in banca, nei servizi pubblici, in quelli privati. Sarà composto da nome dell’utente, password di 8 caratteri minimi (con le solite previsioni: serve anche un segno, simbolo speciale eccetera) che va aggiornata ogni 6 mesi.

Lo SPID è gratuito, e dopo aver fatto richiesta viene inviato per mail o per raccomandata. Logicamente per ottenerlo bisogna inviare tutti i dati del caso, come il nome ed il cognome, sesso, numero di telefono, codice fiscale, ed altri dati importanti. Grazie allo SPID sarà possibile entrare in numerosi servizi online, pagare il bollo auto, la TASI, e via dicendo semplicemente accedendo con pc, smartphone oppure con tablet.

Ma lo SPID garantisce la sicurezza? Il sistema di sicurezza dello SPID è improntato su tre livelli. Prima ci si autentica con ID e password, poi si aggiunge la password temporanea, infine la smart card. Insomma, una specie di identità digitale che apre tutte le porte… con sicurezza, però.

Samsung Galaxy S7: ma come fa a non rovinarsi in acqua?

Non stavate più nella pelle all’idea di sapere come facesse il Samsung Galaxy S7 a poter resistere anche sotto diversi getti d’acqua? Merito, come è ovvio che sia, di una nuova tecnologia che permette al telefono di resistere all’umidità. Con tutti i risvolti pratici a ciò connessi (niente più paura se cade in bagno o al mare!).

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Logicamente la base è una: materiali all’avanguardia, per cui questi telefoni resistono all’acqua anche grazie al fatto di essere costituiti da materiali d’ottima qualità. Ma c’è qualcosa in più che li rende resistenti al fattore liquido. La certificazione IP68, è questo il nome della tecnologia che rende il Samsung Galaxy S7 (e anche il Galaxy S7 Ege, ovviamente) resistenti all’acqua. E funziona molto più semplicemente di quanto non ci si possa immaginare.

I punti più deboli, dove l’acqua potrebbe penetrare facendo danni (ad esempio il jack cuffie, il tasto dell’accensione e via dicendo) sono stati protetti con inserzioni e guarnizioni in gomma. L’altoparlante è invece tutelata da una finissima membrana che fa entrare l’aria, ma non i liquidi, e che però non bisogna mettere troppo alla prova: sotto i 1.5. o 2 metri d’acqua potrebbe non reggere più. Quindi i Galaxy non sono fatti per nuotare… ma in caso di bagni fuori programma dovrebbero reggere piuttosto bene.

8 marzo, la Tecnologia è donna

Un’occasione per parlare di donne, di diritti e di tecnologia. Dal 7 al 13 marzo il movimento RosaDigitale, che si occupa di preparare corsi di formazione e di introduzione all’informatica ed alla tecnologia, ha proclamato una settimana che per ogni regione ha predisposto due referenti, un uomo e una donna. Si parla di pari opportunità, mentre questi giorni sono densi di appuntamenti nel nome dell’uguaglianza. Un tema che viene riproposto ormai quasi tutti i giorni nel dibattito sociale, comune, nelle scuole e sul mondo del lavoro.

Certo, si tende tradizionalmente a pensare che la tecnologia sia un campo maschile. RosaDigitale è qui per dimostrare che in ogni campo sia uomini che donne possono dare il meglio di loro, sempre, senza distinzioni meramente legate al sesso. I dati del MIUR dicono che la percentuale di donne iscritte agli istituti informatici-tecnologici è del 13%, e del 29% nelle università. Non saranno meramente questioni di carattere sociale, ma anche scelte personali motivate, senza dubbio. Ma questa settimana è pensata per ricordare anche grandi donne che hanno dato un fondamentale contributo all’incremento delle conoscenze nell’ambito tecnologico ed informatico.

Trucchi WhatsApp: come annullare i messaggi inviati

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Quante volte ti sarà capitato di inviare un messaggio su WhatsApp al contatto sbagliato? Non è sempre possibile liberarsi dall’impasse, soprattutto se non si conosce un metodo efficace per annullare il messaggio già inviato a un altro utente o in un gruppo.

Come sappiamo, una volta che il messaggio è stato inviato, e quindi contrassegnato con la prima spunta grigia, è teoricamente impossibile poterlo annullare. In questo caso, sembra inevitabile che il destinatario possa leggere il messaggio inviato per errore.

Avrai sicuramente provato a eliminare il messaggio dalla chat, tenendo premuto sulla nuvoletta e successivamente sull’icona del cestino. Devi sapere che il messaggio continuerà a comparire sulla finestra dell’utente che lo ha ricevuto, poiché WhatsApp consente l’eliminazione del messaggio solamente dal proprio archivio, senza possibilità di azione sulle app altrui.

L’unico trucco funzionante per poter provare ad annullare un messaggio inviato per errore, è quello di impostare lo smartphone in modalità aereo quando ancora compare l’icona dell’orologio. In questo caso, il messaggio non è ancora arrivato al destinatario. In alterativa, è possibile bloccare la connessione per qualche minuto e procedere con l’eliminazione del messaggio dalla tua chat.

Un altro sistema che potrebbe funzionare è quello di bloccare l’utente prima che legga il messaggio. Con questo metodo, potrai guadagnare del tempo ma non è assicurato che il destinatario non legga il messaggio, a meno di non tenerlo bloccato per sempre. Ricorda che dovrai agire prima che compaia la doppia spunta blu: in caso contrario, sarà comunque troppo tardi.

Non dimenticare che WhatsApp conserva i messaggi per 30 giorni sul server. Se, quindi, hai necessità di sbloccare il tuo contatto prima dei trenta giorni, è praticamente certo che l’utente riuscirà a leggere il tuo messaggio indesiderato senza che tu possa evitarlo.

Se, comunque, il messaggio non è troppo compromettente, puoi levarti immediatamente il cerotto e fare ammenda per l’errore commesso!

Eclissi totale di Sole: mercoledì tutti a vederla

Un evento unico, o quasi. L’eclissi totale di sole che avverrà nella notte fra l’8 ed il 9 marzo è davvero attesissima e avverrà circa fra le tre della mattina e le tre e cinque minuti. Nel giro di 4 minuti l’eclissi sarà completata del tutto. Molti appassionati si sono già portati avanti, recandosi nella Micronesia, dove sarà possibile studiare (ed osservare) meglio il fenomeno. Sarà l’unica eclissi di quest’anno, motivo per cui molti non vogliono perdersela. La luna nuova si troverà ad una minima distanza dal nostro pianeta, sembrerà quindi più grande e l’effetto che darà l’eclissi sarà del tutto diverso.

Il luogo da dove si vedrà meglio l’eclissi, vale a dire l’Indonesia orientale, vedrà terminare il fenomeno alle 02:58 (ora d’Italia). In altre zone, come l’Australia settentrionale e l’Alaska, il fenomeno invece sarà visibile solo parzialmente. Il prossimo appuntamento con un simile fenomeno naturale è il 21 agosto del 2017.

Nel frattempo chi per qualunque motivo non potrà godersi lo spettacolo potrà usufruire della diretta video della Nasa, a partire dalle due di notte. Gli studiosi della Nasa saranno invece impegnati, in Indonesia e e Micronesia, a scattare fotografie alla corona interna del sole, fotografie che dopo ovviamente utilizzeranno per i loro studi.

Arriva Vodafone Pay, si paga contact-less con lo smartphone

Pagare con lo smartphone? Non è più un problema. Vodafone, infatti, ha lanciato il servizio Vodafone Pay, primo in assoluto in Italia, che permette di pagare direttamente dal proprio smartphone con ogni carta di credito. Vodafone Pay non richiede alcun costo aggiuntivo, ed è incluso in ogni offerta Vodafone. Ma come funziona esattamente? I clienti devono solamente abbinare le loro carte VISA oppure MasterCard allo smartphone, e in questo modo i loro acquisti saranno veloci, semplici e sicuri. Basta inserire i dati nell’apposita sezione per associare la carta allo smartphone, logicamente dotandole di un PIN previo inserimento del quale autorizzare un pagamento.

Pagare diventa semplicissimo: si avvicina il telefono al POS che abbia funzione contactless, e non c’è neppure bisogno di aprire l’app, perché l’acquisto viene completato in maniera autonoma. Come da regolamento per il pagamento contactless, se l’acquisto supera la cifra di 25 euro sarà necessario inserire un PIN per completare l’operazione di pagamento (PIN che va inserito sul POS), per la sicurezza della transazione. Per utilizzare le carte si deve inserire un PIN che può anche essere diverso da quello della carta, per rendere il tutto più sicuro. Ovviamente gli acquisti possono essere fatti in ogni negozio dotato di POS contacless, che sono sempre più numerosi. Al termine della transazione si riceva la notifica del buon esito della stessa.

Arriva PlaNet, per sapere dove nel mondo è stata scattata una foto

Sognavate di comprendere dove fosse stata scattata quella fotografia trovata su Google che vi piace tanto, senza dover andare a cercare quest’informazione in mezzo alle tante che sono nella descrizione dell’immagine? Fino a ieri sembrava impossibile, oggi invece si può fare. E perché? Semplicemente perché l’immagine è geotaggata. Google sta elaborando però un sistema che può permettere agli utenti di comprendere dove una foto sia stata scattata, anche senza dover geottaggarla. Senza un apposito sistema, infatti, fare ciò è impossibile.

Ma per riuscire nel suo intento Google ha creato una rete neurale, che ha poi chiamato PlaNet, che contiene fino ad oggi oltre novanta milioni di immagini geotaggate. Il progetto Google è stato disciplinato da un esperto di computer vision, Weyand. PlaNet funziona in maniera relativamente semplice: quando si cerca la posizione di una determinata immagine, esso scansiona i pixel della foto ricercandone di simili nel database, che va via via aumentando. Se ne trova di corrispondenti saprà anche dire dove l’immagine è stata scattata. I test per verificare il funzionamento della piattaforma sono già stati fatti con buon successo. PlaNet ha indovinato il paese nel 28% dei casi, il continente nel 48% dei casi. Non solo: è riuscito a riconoscere anche le città e le strade, anche se non in tutti i casi. C’è molto su cui lavorare ma bisogna dire che PlaNet promette bene.