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Facebook si arrende: pagherà le tasse in UK

Facebook si arrende: pagherà di più. E non è la prima volta che il colosso dei social network finisce nel mirino di chi mette in evidenza la sua oculatezza nel scegliere come e dove pagare le tasse, specialmente per quanto concerne le sue società site in Europa. Il social network più famoso del mondo, infatti, ha spostato il quartier generale d’Europa proprio in Irlanda, dove si trova la legislazione fiscale per corporate più bassa del Vecchio Continente. Ma adesso ha rivisto i conti delle tasse per le società del Regno Unito. Lo riporta la BBC, che dice che il colosso Facebook smetterà di mandare la parte maggiore del fatturato della pubblicità che è stata generata in Regno Unito in Irlanda, e che pagherà quindi un maggior numero di tasse. Le somme della pubblicità fatturata in Gran Bretagna verranno quindi pagate in Gran Bretagna, dove l’aliquota prevista è del 20%. Si tratta in special modo di pubblicità proveniente da colossi tedeschi.

Da aprile, quindi, Facebook pagherà al Regno Unito, proprio come tutti gli altri. I versamenti cominceranno nel 2017, ma già da lunedì il colosso dovrà far sapere ai suoi clienti che riceveranno fatture da Facebook UK, e non invece provenienti dall’Irlanda. La diatriba made in UK era iniziata nel 2015, quando Facebook versò al fisco britannico una somma così irrisoria da scatenare i sospetti (e l’ira) dello stesso.

Pronta la pelle robot: è elastica e cambia colore al tocco

Pelle hi-tech: è possibile? A quanto pare sì, e si ispira al polpo. Abbiamo già un prototipo di pelle di robot, pronta per essere utilizzata.

In grado di illuminarsi, di cambiare colore se viene toccata, di allungarsi e deformarsi fino al 500%: stiamo parlando della pelle hi-tech che potrebbe essere pensata, in un futuro, per rivestire i robot, illuminandosi a contatto, magari anche mimetizzandosi. L’esperimento ben riuscito è stato portato avanti da Robert Shepherd, della Cornell University, con la collaborazione del LIT di Genova, ed è stato poi pubblicato sulla rivista Science.

L’ispirazione è stata la pelle del polpo, ha detto una degli autori della ricerca, Barbara Mazzolai. Essa, infatti, è in grado di deformarsi in maniera totale, e di ritornare all’aspetto originale, iper elastico e al tocco morbido. Un passo avanti per la robotica, davvero impressionante, e i ricercatori hanno anche provato a rivestire con questo materiale un braccio robotico. Si conferma quindi la capacità della pelle hi-tech di cambiare colore rispondendo in modo dinamico alla stimolazione da parte dell’uomo. Ricca di elettrodi e solfuro di zinco, questa complessa pelle da robot muta colore a seconda della miscela che la compone. Un nuovo passo nella creazione dei robot, per renderli sempre “più sicuri nell’interazione dell’uomo”.

Realtà virtuale, INTEL ed altre novità

Anche INTEL vuole il suo visore per la realtà virtuale. Il Wall Street Journal lo dice, sottolineando che l’azienda avrebbe acquistato altre cinque aziende impegnate nel settore della realtà aumentata, nonché effettuato investimenti in altre. INTEL vuole raggiungere le vette di Facebook e di altre realtà del settore che parlano già di strumenti come l’Oculus Rft, ed altri “mezzi di comunicazione” interattivi.

Per ora quelli che sono noti sono altri dati sui maggiori dispositivi per la realtà aumentata: ad esempio Oculus Rift avrà un prezzo sui 600 dollari, HTC lancia il suo Vive di 900 dollari (qualche minuto e lo strumento ha ottenuto 15mila prenotazioni), Playstation Vr arriverà presto, e così via.

Mentre INTEL continua a progettare la sua idea di Oculus, Apple compra Metaio, la compagnia tedesca che riesce a creare immagini ex novo partendo da quelle reali ed aggiungendovi elementi nuovi, Google invece scommette tutto sulla realtà aumentata, Google Cardboard è l’esempio più lampante: un visore economico, di cartone o plastica, dove si inserisce lo smartphone e ci si gode l’esperienza virtuale con qualche manciata di dollari.

La realtà aumentata attira non solo INTEL, Google e Apple, giganti della tecnologia, ma anche altre aziende del settore. Ci sarà una crescita enorme nel campo, come teorizzato dagli esperti, nel giro dei prossimi anni.

Biosphera 2.0, la casa che sfida l’inquinamento

Una casa che si riscalda… autonomamente. Biosphera 2.0 è una nuova casa, che verrà presto installata in alcune città italiane allo scopo di contribuire al miglioramento della qualità dell’aria presente. 25 metri quadrati di abitazione che però può creare, in maniera autonoma e quindi senza inquinamento, tutta l’energia della quale ha bisogno. Il progetto di Biosphera 2.0 parte da Courmayeur, ed è l’idea della casa italiana che potrà esistere in futuro, senza bisogno di fonti esterne d’energia: tutta, semplicemente, energia autoprodotta e quindi ecologica. In un contesto di inquinamento ambientale, dove per la produzione dell’energia si mette a rischio la nostra salute e quella del mondo e della natura a causa dei gas di scarico, delle emissioni, dell’umidità, questa potrebbe davvero essere l’idea del futuro. Biosphera 2.0 ospiterà per un anno 20 abitanti, allo scopo di testarne il funzionamento. Se si rivelerà un’idea vincente, presto potremo vederla nelle nostre città.

Il progetto di Biosphera 2.0 è quello di limitare i danni ambientali causati dall’energia, e anche i bisogni delle persone che la abiteranno saranno diversi. Meno polveri sottili, umidità, e al termine dell’esperimento si calcoleranno i parametri fisici delle persone che vi hanno vissuto per vedere se davvero vi siano stati miglioramenti. Biosphera 2.0 è stata realizzata con l’aiuto di un gruppo di studenti di architettura del Politecnico torinese.

Facebook, aperta inchiesta in Germania sull’utilizzo dei dati utenti

Il Bundeskartellamt, che sarebbe l’antitrust made in Germany, ha aperto ufficialmente un’inchiesta nei confronti di Facebook per comprendere come il social network più famoso del mondo utilizzi i dati dei tedeschi che lo usano. Il sospetto è che Facebook possa sfruttare la sua posizione di dominio per utilizzare condizioni di servizio vessanti, che sfruttino i dati personali delle persone che si iscrivono a Facebook. In poche parole, il Bundeskartellamt vuole vedere chiaro nei termini di servizio di Facebook, guardando se si tratti di condizioni di servizio illegali o meno.

L’antitrust tedesco sospetta che gli utenti di Facebook non abbiano idea di che cosa accettano nel momento in cui si iscrivono al celebre social network, e che le condizioni di accumulo/utilizzo dati non siano legali, tanto che il Bundeskartellamt ha espresso “seri dubbi” sulla legalità del sistema. Per esempio, molti utenti non sanno che i loro dati vengono usati da inserzionisti e aziende pubblicitarie per dividere gli annunci a seconda del target, delle ricerche effettuate, del luogo dove si vive, delle preferenze dimostrate. Il compito dell’Antitrust è quello di assicurarsi che gli utenti sappiano cosa accade realmente dei loro dati. Il presidente del Bundeskartellamt ha ricordato che la direzione di Facebook, appunto per l’importanza del social network, debba sottostare a specifici ordini senza abusare della posizione dominante.

Arriva la scarpa elettrica che ricarica lo smartphone camminando

Basta diventare pazzi cercando disperatamente una presa per ricaricare lo smartphone che sta esaurendo la batteria. Da oggi gli smartphone si ricaricano facendo la cosa più naturale che ci sia: camminando. L’azienda Vibram Hero ha pensato e testato la nuova scarpa che produce energia elettrica, grazie alla presenza di congegni tecnologici che permettono alla calzatura di accumulare energia ogni qual volta che il piede appoggi a terra. Il concetto è italiano, ma il prodotto è stato fatto concretamente dalla Vibram.

La nuova scarpa permette di accumulare anche 8 Wh di energia per circa otto ore di camminata, e con essa si può anche ricaricare comodamente lo smartphone. Ma come può funzionare una scarpa che produce energia semplicemente camminando? Sfruttando dei principi fisici. L’energia cinetica che si produce camminando, infatti, viene semplicemente trasferita all’intero del sistema di accumulo che la scarpa possiede. Parte dell’energia prodotta va ad alimentare una batteria. La produzione di energia, beninteso, non è altissima, ma perfetta per ricaricare piccoli dispositivi come smartwatch. Il chip presente nella scarpa elettrica di Vibram Hero trasmette anche utili info riguardo all’attività fisica, al numero di passi, ed altri dati utili per chi si sta allenando, come per esempio la velocità ecc.

Google, da oggi si paga la spesa senza toccare niente

Un nuovo modo di pagare arriva da oltreoceano: si potranno fare acquisti con il cellulare… semplicemente guardandolo. La nuova idea che stuzzica gli appassionati di nuove tecnologie viene da oltreoceano, da Google. L’azienda californiana aveva già ideato il sistema di pagamento Android Pay, per il quale era necessario semplicemente sfiorare il proprio smartphone dotato di un chip NFC sul POS della cassa per poter fare il pagamento. La nuova tecnologia si chiama Google Hands Free e permetterebbe di concludere acquisti senza neppure tirare fuori il telefono… appunto, con le mani del tutto libere.

Google Hands Free sè pensato per tutte quelle situazioni nelle quali pagare diventa un po’ scomodo, quando si hanno le mani occupate perché si tiene la spesa, i bambini, o quando bisogna cercare in fondo al portafoglio per tirare fuori tutto il contante che serve o le monetine. Ecco, invece da ora si potrà dire in cassa “pago con Google” e quindi si procederà al riconoscimento per mezzo di un sistema chiamato Beacon; si chiede la conferma allo smartphone del cliente (che rimarrà comodamente in tasca) prima di autorizzare il pagamento. Per ora l’esperimento si sta facendo in un locale di San Francisco: chissà se avrà successo.

WhatsApp, arriva la condivisione di file PDF

WhatsApp annuncia la novità: a partire dal prossimo aggiornamento gli utenti del servizio di messaggistica più famoso e diffuso nel mondo potranno scambiare e condividere anche documenti in formato PDF. Un’idea che piace già a molti, e che sarà disponibile a breve con l’aggiornamento del sistema. La possibilità di condividere veri e propri file era una funzionalità che mancava alla piattaforma che conta più di un miliardo di utenti.

Non solo musica, foto e video via chat ma anche documenti: una specie di WhatsApp che permette di funzionare un po’ come la posta elettronica, un’idea che potrebbe far comodo anche per questioni di lavoro. La versione Beta dell’app non sarà però inizialmente condivisibile per il computer e per gli utenti Windows Phone.

L’ultima versione di WhatsApp porta con sé diverse buone nuove: sarà del tutto gratuita (via quel fastidioso minimo canone annuale, anche se simbolico, di 1 euro). Per quanto riguarda la condivisione dei file, sarà sufficiente tenere premuto il dito sul pulsante documenti per accedere ad un archivio di file disponibili sul proprio smartphone e scegliere quale (o quali) condividere. L’ultima versione di WhatsApp Beta è la 2.12.489. Si potranno anche copiare i link del messaggio tenendo premuto il dito e cancellare le chat troppo vecchie.

Apple, forzato l’iPhone dell’assassino di San Bernardino: si blocca definitivamente

Un errore che ha compromesso la possibilità di giungere a risposte significative, e molto probabilmente un errore irrimediabile. Il Bureau dell’iPhone che era incaricato di forzare lo smartphone dell’assassino della strage di San Bernardino, Tashfeen Malik, che il 2 dicembre 2015 assieme alla moglie uccise 14 persone in un centro per disabili, ha commesso un errore irrimediabile che ha tolto ogni possibilità di raggiungere le informazioni presenti sul telefonino. Il risultato è che ora non si potranno conoscere i messaggi di Malik, che potrebbero essere importanti per comprendere le reti del terrorismo, se avesse complici e via dicendo.

Hanno agito con un eccesso di impulsività, e al posto di riuscire a cambiare la password di iCloud per poter raggiungere i dati dell’attentatore, hanno bloccato definitivamente ogni accesso ai dati dello smartphone. Con un po’ più di attenzione, sarebbe stato possibile ad esempio portare lo smartphone nelle vicinanze dell’abitazione dell’assassino per poter “sbloccare automaticamente” il telefono.

E così, la possibilità di ottenere le password dell’attentatore di San Bernardino, i suoi dati sensibili ed i suoi messaggi svaniscono definitivamente. A causa dei troppi tentativi di accedere al sistema, infatti, il telefonino si è definitivamente bloccato. La situazione, già controversa a causa dell’iniziale rifiuto dei tecnici Apple di collaborare per sbloccare lo smartphone, sembra peggiorare.

I Karstark: chi sarà il Signore della nuova casata de Il Trono di Spade?

La sesta stagione di Game Of Thrones sarà la stagione dei ritorni. La possibilità che questa serie fosse quella maggiormente dedicata al reintegro di alcuni dei personaggi principali momentaneamente usciti di scena è ormai un dato di fatto, suggellato da uno degli ultimi teaser che HBO ha rilasciato per attirare l’attenzione dei telespettatori.

Dopo la conferma del ritorno di Bran Stark, escluso dalla quinta stagione per carenza di nuovi sviluppi sulla suo story-line, la nuova stagione de Il Gioco del Trono tornerà a dare grande importanza al Nord e ai Lord delle Isole di Ferro, i Greyjoy.

A tornare alla ribalta, oltre a uno dei piccoli Lord di Grande Inverno, saranno anche i Karstark, che nella terza stagione voltarono le spalle a Robb Stark, dopo che il Re del Nord decise di decapitare Rickard.

Secondo quanto riportato da Watchersonthewall, la famiglia Karstark sarebbe pronta a tornare in scena con l’erede di Rickard, Harald, cui presterà il volto Paul Rettray. Un’occasione d’oro, per l’attore che fino a ora ha potuto interpretare solo ruoli minori, che potrebbe essere il capostipite di una delle story-line più importanti della sesta stagione di Game Of Thrones.