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Foto dei bimbi su Facebook, allarme pedofilia

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L’ennesimo rischio di pedofilia corre sui social network, soprattutto sull’ormai famosissimo Facebook. L’allarme proviene da una nuova sfida social virale, come se ne vedono tante su internet: un messaggio che si intitola “Sfida delle mamme”, che invita ogni madre a scegliere “tre foto che la rendono fiera di essere mamma”, e di nominare a propria volta altre tre donne con figli per invitarle a fare altrettanto.

Il rischio ed il pericolo di condividere foto di bambini su Facebook, anche se con impostazione di privacy, esiste ed è concreto. A tal punto che l’allarme viene lanciato direttamente dalla Polizia Postale, la quale ha sentenziato che la buona parte delle foto rinvenute nei siti pedo-pornografici e su altri di pedofilia sono proprio quelle condivise ingenuamente su Facebook ed altri social network dalle madri.

Fotografie a rischio pedofilia, un grave pericolo soprattutto se si pensa che questi bambini non sono neppure in grado di scegliere o di decidere per la condivisione della loro foto e della loro vita privata. Questo problema qualche anno fa non si poneva, oggi invece una foto di un bambino può rimanere online per sempre. E nelle mani sbagliate. L’appello contro la pedofilia della Polizia Postale vuole toccare la prudenza e la prevenzione delle madri stesse, ma anche il rispetto per la privacy dei propri figli.

Strage in Michigan, Dalton “era un buon padre di famiglia”

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“Buon padre di famiglia”, senza alcun reato a macchiare la fedina penale, appassionato delle automobili, sano di mente, socievole. Questo il ritratto raccolto in poche linee dell’uomo che sabato, in Michigan, ha aperto il fuoco sui passanti a caso e apparentemente senza alcun motivo, uccidendo sei persone di cui un bimbo di 8 anni ed una ragazza di 14.

Una strage alla quale adesso si cerca un qualsiasi tipo di movente, ma in quanto alle prove sembra non esserci invece bisogno: sarebbe proprio Jason B. Dalton, 45 anni, ex dipendente di un’agenzia di assicurazioni ed autista della Uber, l’assassino di Kalamazoo.

Oggi il giudice potrà fare le prime domande a Dalton, per cercare almeno di comprendere l’incomprensibile. Non c’è nessuna linea scura, nessun perturbamento nella sua vita che avrebbe potuto far pensare ad un fatto simile. Ma la ricostruzione delle forze dell’ordine è precisa e lineare, non ci sarebbero dubbi sull’identità dell’uomo che sabato, dopo pranzo, ha preso la sua macchina e dopo essersi diretto al Meadows Apartment ha sparato ad una donna, tutt’ora ricoverata.

Dopo qualche ora Dalton arriva di fronte ad una concessionaria e spara a padre e figlio di 17 anni mentre guardano una macchina da comprare. Poi Dalton comincia a sparare di fronte un ristorante della Cracker Barrel: quattro morti ed un ferito. E ancora non si capisce perché.

Chiude il BUK: almeno 25mila presenze

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Il BUK, Festival italiano dedicato alla piccola e media editoria, tira le somme dell’evento. Ha chiuso ieri ed ha registrato un’ottima presenza di visitatori, almeno 25mila, ma non solo: contando anche le visite telematiche, sarebbero almeno 50mila le visualizzazioni del sito, grazie anche all’allettante presenza di anteprima e di nuovi libri proposti dalle case editrici partecipanti.

Il BUK è da sempre un punto di riferimento per una delle maggiori tradizioni italiane, quella della piccola e media editoria, che ha sofferto e soffre in un momento di crisi ma non rinuncia a far conoscere a tutti la bellezza della cultura “a portata di mano”.

Fra le novità esposte nel BUK il libro “Maria extra vergine”, di Massimo d’Alonzo, che nel 2000 si è ammalato di SLA e che ha creato il libro avvalendosi di una tecnologia molto particolare, inquadrando le frasi con un display a sua volta collegato ad un computer. Il libro è stato pubblicato dalle Edizioni Campi di Carta.

Ricordiamo anche “Quo chi? Di cosa ridiamo quando ridiamo di Checco Zalone”, saggio che incentra la sua analisi su uno dei comici più amati degli ultimi anni, e “Io non taccio”, pubblicato da Centoautori, libro che si basa sulla raccolta di diverse storie scritte da più mani ma con un unico obbiettivo: quello di non tacere riguardo alla Mafia. Il libro è stato ideato e seguito dalla giornalista Federica Angeli.

Orso d’Oro a Rosi per “Fuocoammare”: “Date l’Oscar agli abitanti di Lampedusa”

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Un prestigioso riconoscimento cinematografico all’Italia: l’Orso d’Oro va a Gianfranco Rosi, regista italiano, per il suo film “Fuocoammare”. Lo ha stabilito la giuria del Festival di Berlino, ormai giunto alla sua 66esima edizione. Il film di Rosi trattava un tema delicato e più che mai attuale: quello della migrazione, nel suo aspetto più tragico. La storia della trama tratta di un ragazzino di Lampedusa, che vede giorno dopo giorno il dramma dei migranti, la salvezza e la morte, scontrarsi sulle rive della sua Isola.

Il tema è stato scelto da Rosi pe la sua attualità e la sua intensità. “Non è accettabile che la gente muoia in mare, per attraversare le frontiere” ha detto il regista ieri mentre commentava il premio ricevuto. Il pensiero di Rosi, come da lui stesso ricordato in sede di premiazione, va a tutte le persone che durante il viaggio della speranza verso l’Italia si sono perdute nel mare, ma anche alla popolazione di Lampedusa che da trent’anni apre il cuore accogliendo i disperati in arrivo.
Rosi, durante la premiazione, ha anche detto che si meriterebbero l’Oscar gli abitanti di Lesbo e di Lampedusa, da sempre in prima linea nell’aiutare concretamente le orde di disperati in arrivo sulle nostre coste.

L’Orso d’Oro è un grande successo e motivo di orgoglio per l’industria cinematografica italiana. Con “Fuocoammare” il premio va a un regista italiano dopo 4 anni; l’ultima opera premiata dal Festival tedesco era stata “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani.

ISIS, nuovi attentati in Siria: almeno 180 morti

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Siria ancora martoriata dall’ISIS: l’ennesima carneficina è accaduta ad Homs, in Siria, mentre altre quattro esplosioni hanno scosso la capitale Damasco. Un’ennesima giornata di violenza contro la popolazione inerme. L’ISIS ha rivendicato l’orribile attentato.

Le esplosioni ad Homs sono state compiute nel quartiere di Zahraa, che non è nuovo ad attacchi terroristici. Secondo l’Osservatorio Siriano è stata un’autobomba a causare la strage, ma non si potrebbe dire lo stesso con certezza per quanto riguarda Damasco; qui l’esplosione, secondo Hezbollah, sarebbe accaduta vicino all’ospedale ed in altri luoghi della città. Anche se il conteggio dei morti e dei feriti non è sicuro, si parla di 180 morti e oltre 200 feriti: una delle peggiori stragi degli ultimi cinque anni.

L’ISIS ha rivendicato la paternità dell’attacco per mezzo del network da loro spesso utilizzato per la propaganda e gli annunci ufficiali, Amaq.
Mentre la violenza in Siria continua, Kerry annuncia che si sta delineando una bozza di cessate il fuoco nel paese, che dovrebbe coinvolgere tutti gli stati che oggi si trovano attivi nel conflitto, fra cui Stati Uniti d’America e Federazione Russa: in bozza vi è anche la possibilità di un nuovo incontro sul tema fra Putin ed Obama per raggiungere l’accordo.

Padova, scoperto gene che causa tumore infantile

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I ricercatori di Padova hanno individuato un gene che permette l’identificazione e la diagnosi di una forma di tumore infantile molto aggressivo e raro, il rabdomiosarcoma. Questo tipo di tumore colpisce bambini d’età molto piccola, soprattutto sotto l’anno di vita, ed è molto raro almeno tanto quanto difficile da diagnosticare. Non solo, essendo molto aggressivo, è assai difficile curare le persone colpite.

La ricerca è stata condotta assieme al Memorial Sloan Kettering Hospital della città di New York, ed ha permesso di identificare un tipo di questo tumore che presenta un’alterazione dei geni, coinvolgente il “gene Vgll2”. Attraverso un prelievo di cellule del bimbo è possibile quindi analizzare la presenza del gene e in conseguenza della malattia. Per questo motivo sarà possibile identificare delle cure più veloci e specifiche prima che il tumore cominci ad evolversi, amplificando le speranze di un esito positivo della terapia.

Il rabdomiosarcoma è un tumore che aggredisce i muscoli e che è difficile da trattare, dato che la chemioterapia è pericolosa per bambini così piccoli d’età. Grazie a questa scoperta, anche i bimbi più piccoli avranno la possibilità di affrontare una terapia per combattere questo tumore, che rappresenta il 3,5% di quelli che colpiscono i bambini in età pediatrica.

“Gods of Egypt”, kolossal sull’antico Egitto

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Un altro kolossal che strizza l’occhio all’epico ed al magnifico. “Gods of Egypt”, film del regista australiano Proyas, è improntato al tema dello spettacolo e trasporta i suoi spettatori nella magia, nel fascino e nel mistero dell’antico Egitto, una civiltà dalla bellezza inenarrabile. Fra dei che scendono in terra, imperatori che si tramutano in grandi aquile dorate, l’incontro (e lo scontro) fra dei e umani si fa epico e spettacolare in questo film.

Questa la trama in qualche cenno: un giovane (Brenton Thwaites) decide di salvare la donna che ama (interpretata da Courtney Eaton) e per farlo si allea col potente Horus (Coster-Waldau) per battersi contro il dio del male, Seth (un grande Gerald Butler). Set ha ormai preso il controllo dell’Egitto e minaccia di distruggere l’intera umanità, anche a costo di eliminare suo padre, il dio del Sole Ra.

Comincerà una battaglia epica contro il dio delle tenebre, per la salvezza dell’amata ma anche per quella dell’intera umanità, minacciata dalla crudeltà e dalla sete di vendetta di Seth. La presenza di dei e uomini, le numerose scene spettacolari e gli effetti speciali fanno di “Gods of Egypt” un film godibilissimo. Il film sarà nelle sale italiane a partire dal 25 febbraio.

Raid USA in Libia sul campo di addestramento ISIS

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Raid contro l’ISIS, made in Usa e autorizzato ieri alle 3 e 30 del mattino dal presidente statunitense Barack Obama. Ad essere colpiti dalle bombe coloro che si trovavano in una postazione non distante da Sabratha, circa 80 km a occidente di Tripoli, dove si nasconde (o almeno così si crede) il capo operativo dell’IS Chouchane. Le bombe americane sulla Libia hanno colpito un campo di addestramento per jihadisti dove si sarebbe nascosto anche uno dei più ricercati tagliagole dello Stato Islamico.

Il bilancio dei bombardamenti, almeno quello approssimativo, è di 41 morti. Secondo l’intelligence statunitense, fra di essi vi è anche Chouchane, accusato di essere l’organizzatore degli attentati del Museo dei Bardo e della strage di turisti avvenuta sulla spiaggia di Sousse a giugno, dove ben 38 persone inermi trovarono la morte per mano dei terroristi armati di kalashnikov.

L’Italia è stata avvertita del raid statunitense ma non ha partecipato. Da Washington le voci parlano chiare: le operazioni non si fermeranno. Il bombardamento del campo di addestramento per jihadisti è solamente uno dei primi passi per demolire concretamente il terrorismo che si sta pericolosamente appropriando di un territorio strategico come quello della Libia, proprio di fronte alle coste italiane.

Denatalità, nascite al minimo storico dall’Unità d’Italia

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Che la denatalità in Italia fosse un vero problema lo si immaginava, ma l’ISTAT ha fornito a riguardo dei dati davvero preoccupanti. La natalità in Italia è ai minimi storici dall’Unità del paese, l’aspettativa di vita cala e gli indicatori demografici del 2015 sono spaventosi.

Gli italiani fanno pochi figli, la media si stanzia sull’1,3 per donna, mentre i morti sono sempre di più (653mila l’anno scorso, almeno il 9,1% in più che nel 2014). Il tasso di mortalità è elevato, il tasso di denatalità aumenta esponenzialmente.

Nel 2015 le nascite sono state solamente 488mila, e quello che viene chiamato dai demografi saldo naturale (la differenza fra le nascite ed i decessi) è di -165 mila. La riduzione della fecondità delle donne sale mentre sale anche l’età media del parto: sui 31,6 anni.

Non solo: bisogna tenere conto che una buona fetta delle nascite comprende i figli partoriti da madre non italiana. Pensano a questo, ci si rende conto di come la denatalità sia un vero e proprio problema per l’Italia, che appesantisce le visioni sul futuro del Paese. Nel frattempo almeno 100mila italiani e 45mila stranieri sono migrati all’estero, cancellandosi definitivamente dall’anagrafe del paese. Prospettive preoccupanti, che dovrebbero far riflettere.

Rihanna dà forfait ai Grammy Awards: problemi alle corde vocali?

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Nubi minacciose sulla carriera della giovane cantante delle Barbados, diventata famosa in tutto il mondo, Rihanna. La cantante, infatti, avrebbe dovuto essere ai Grammy Awards del 2016 ed invece non si è neppure presentata. Ma per quali motivi?

Pare che dietro a questa assenza improvvisa e non programmata ci sarebbero dei problemi alle corde vocali. Queste indiscrezioni, se confermate, potrebbero davvero segnare l’inizio della fine delle carriera di questa giovane cantante, che adesso vive e lavora negli Stati Uniti d’America? Oppure si tratta solamente di rumors senza fondamento?

Le voci che parlano si problemi di salute di Rihanna non sono nuove, e circolavano da tempo nei background delle star made in U.S.A. Solamente la cancellazione della sua presenza ai Grammy Awards ha dato a pensare che forse potesse esserci qualcosa di vero nella storia. Forse l’assenza non era altro che un periodo di tempo di riposo “forzato” per la cantante?

Se così davvero fosse, potrebbe essere un vero problema per la carriera di Rihanna, che finora ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo con la sua musica ancheggiante, una specie di mix fra il ritmo caraibico ed un rock melodico che ha fatto impazzire milioni di fan in tutto il pianeta.